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E insomma, in questi mesi di silenzio-blog un po' di cose sono successe e altre le abbiamo fatte succedere. Delle prime taccio, ché trattasi di casini personali che coprono un po' tutta la scala da "trascurabile seccatura", a "catastrofe di proporzioni bibliche". Tra le seconde, val la pena citare l'agognato trasloco: dalla Babilonia della Tiburtina all'Eden di Colli Aniene. Ancora non mi capacito del silenzio: dopo quasi 5 anni passati in faccia al condominio-ia-ia-oh, qui le mie finestre incorniciano le cime altissime degli alberi che costellano l'adiacente parco. Il quale parco pullula di runners a tutte le ore: a me paiono tanti criceti sulla ruota, lì a girare in tondo per delle ore, ma per lo meno è un modo infinitamente più urbano di impiegare il fiato rispetto ai grotteschi schiamazzi dei miei ex-neighbours. E poi, questa casa è tutta per me e anche questo non mi pare vero, dopo diversi anni di condivisioni non particolarmente fortunate dal punto di vista dello spazio e soprattutto della compagnia.
Il cambio di scenario, però, non è stato seamless come si sarebbe auspicato: la mia odissea con Telecom per il trasferimento di linea telefonica e adsl è ancora in corso e meriterebbe un post a parte. Basti dire che il tecnico con il quale avevo appuntamento il giorno del trasloco (ormai oltre un mese fa), non riuscendo a trovare il civico del nuovo indirizzo, ha telefonato per farsi dare indicazioni. E a quale numero mi ha chiamata? Ma ovviamente sul fisso: quello che era venuto apposta per attivare. Lo so perché un paio di giorni dopo, nel pieno dello sconforto per l'appuntamento mancato, ho consultato con il cellulare la segreteria del fisso, e vi lascio immaginare la mia espressione nell'ascoltare ben due messaggi che iniziavano con: Sciao, so'r' teccnigotèlegomme... sto quassotto ma nteriescattrovà... vabbè sciao. Un membro del Mensa, mi avevano mandato. Un "membrone", diciamo. Il quale ha anche pensato bene di registrare la mancata visita come "Cliente sconosciuto all'indirizzo", facendo sì che, per le imperscrutabili politiche interne di Telecom, i successivi appuntamenti presi si trasformassero in altrettante sòle.
Alla fine sono riuscita a farmi riattivare la linea telefonica solo dopo aver messo di mezzo una collega impiegata in Telecom del cugino della ragazza del fratello di una mia amica (non è una perifrasi a fini comici, è proprio così), la quale però mi ha piantata in asso al momento della riattivazione dell'adsl. Sono ormai venti giorni che litigo quotidianamente con vari operatori del 187, i quali più che incazzarsi loro con me per aver avuto l'ardire di sollecitare, non fanno. Una ha come la vaghissima sensazione di essere presa per il culo, e comincia a pensare che il giramento dei suoi maroni debba avere una qualche importanza a livello cosmico, visto l'impegno con cui il Cosmo stesso trova sempre il modo di mantenerne il moto perpetuo.
Come è noto, il collegamento a banda larga è essenziale per il mio lavoro: scambiare innumerevoli file di diversi MB al giorno via e-mail tramite la connessione analogica e un po' come tentare di far passare la teoria dei quanti per il cervello di Flavia Vento. E in questo quartiere per altri versi tanto delizioso non esiste neanche un internet cafè a portata di piedi. Eccomi quindi a spendere l'iradiddio in connessioni in analogico e, quando proprio non posso risolvere con quelle, a uscire (e tanti saluti all'home office...) col laptop in spalla e il palmare brandito nell'aria a mo' di parafulmine, con la ricerca reti wi-fi attivata, il resto lo lascio alla vostra immaginazione.
Ormai nel quartiere si narra e mormora di questa biondina spuntata fuori dal nulla e dedita a pratiche bizzarre come sondare l'aria con un aggeggio in mano e piazzarsi con un computer in grembo nei posti più strani. Già, perché la connessione random mica la becco al parco, noo, troppo comodo sarebbe. Una, ad esempio, è ai cassonetti della spazzatura. L'altra nel bel mezzo del mercato: vi prego di figurarvi la scena di me che tento di lavorare alle mie pubblicità, non dando per niente nell'occhio, fra cassette di frutta e di pesce, scarti di verdura e venditori freelance di teste d'aglio. Ora, per dire, sto bloggando da un gradino inondato di formiche, con accanto una monumentale e aulentissima merda di cane, sperando di riuscire, nei confronti dei basiti passanti, ad aver l'aria di una che sa perfettamente cosa sta facendo e perché. Il fatto è che l'unica aria che c'è qui, puzza di merda, ma se mi sposto anche solo di qualche decimetro perdo il segnale.
Vogliate scusarmi quindi se non mi trattengo oltre. Pòesse che assieme all'adsl prima o poi mi ritorni pure la voglia di bloggare, chissà. Per il momento, questa è la mia prova di esistenza in vita, corroborata da evidenze fotografiche: qualche immagine della mia ultima esibizione, assieme con il mio gruppo di tribal bellydancers (:: Carovana :: Tribale ::),presso il Cafè Shanti di via dei Conciatori a Roma, il 30 marzo scorso.
(Click sulla foto per ingrandirla e vedere le altre)
Ah, se interessa, replichiamo il prossimo 6 13 maggio: h 21.30, stesso posto. Prenotazione obbligatoria, info allo 06.4467158.
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Tanto per arieggiare un po' il blog e dare una spolveratina in giro, prima che questo spazio venga invaso da ragnatele, spiriti e cespugli di erba rotolante.
- Sono viva e non vegeto.
- Lavoro a pieno ritmo, e quando ho finito di stare al computer per lavoro, l'ultima cosa che mi passa per la mente è continuare a stare al computer per svago.
- Gli spunti per scrivere non mancherebbero, senonché quello che manca è l'energia mentale per trasformarli in sequenze verbali di senso compiuto.
- Sto attraversando un periodo involutivo, in cui tra le altre cose sto seriamente considerando l'idea di lasciare Roma e forse anche l'Italia. Anzi, senza forse.
- Una profonda crisi all'interno della mia famiglia ha cancellato ogni briciolo di serenità preesistente, contribuendo al prosciugamento delle energie mentali di cui sopra nonché zavorrando pesantemente ogni mio programma e velleità personale. Due forze uguali e contrarie mi tirano in direzioni opposte, facendomi di fatto restare impantanata e immobile tra la consapevolezza che la realizzazione di certi miei obiettivi mi aspetta molto lontano da qui e la presa d'atto che le conseguenze e le ricadute di questa situazione familiare mi impediscono di allontanarmi e la cosa pare destinata a peggiorare anziché risolversi.
- Mi ritrovo mio malgrado a essere invasa da un magma di rabbia, sconforto, pessimismo e rancore, sentimenti che non hanno mai fatto parte del mio carattere e perciò tanto più sconcertanti, destabilizzanti e difficili per me da gestire.
- In altre parole sono precipitata dentro il mio ombelico, ma oddly enough riesco a venirne fuori quando lo agito a ritmo di musica.
- Infatti continuo con profitto e somma soddisfazione a dedicarmi alla danza del ventre (classica e tribale) e tanto per completare l'opera ho iniziato anche un corso di darbouka.
- Il che consente a me di coltivare finalmente una passione che mi portavo dentro da tempo, quella per le percussioni, e ad almeno un paio di persone di mia conoscenza di scansarsi la selvaggia caricata di mazzate che avrei tanta voglia e tanti motivi di dargli. La darbouka come punching-ball, insomma, ma con più stile e meno sudore.
Per queste e per altre ragioni, le trasmissioni di questo blog sono sospese a tempo indeterminato, a meno di qualche improvviso e imprevedibile sprazzo d'ispirazione. Grazie a tutti coloro che mi hanno letta sino ad oggi: spero di ritrovarvi, non appena cambia il vento.
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Ora, vanno bene le raccolte di firme, le dichiarazioni di Napolitano e di D'Alema in accoglimento dei vari appelli per il ritorno delle spoglie di Enzo in Italia. Tutto molto bello, soprattutto dove la Farnesina dice di aver "prestato il massimo impegno lungo tutto l'arco della vicenda, in un primo tempo operando per la liberazione del connazionale, ed in seguito promuovendo ogni possibile iniziativa per il recupero della salma" (lo dicono per davvero, controllate pure...)
Ma i risultati, dopo 3 (T R E) anni, dove sono?
Ho come l'impressione che nel promuovere ogni possibile iniziativa per il recupero della salma, ci stiano mettendo un po' lo stesso massimo impegno prestato lungo tutto l'arco della vicenda, in particolare per la liberazione del connazionale.
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Segnalo a tutti i potenzialmente interessati questa importante iniziativa, per fare il punto sulla situazione attuale della professione freelance e tracciarne alcune linee guida per il futuro. Possono partecipare, oltre ai professionisti della comunicazione, anche studenti, clienti, fornitori, secondo il motto "Tutti lavorano con i freelance, tutti possono diventare freelance o attraversare una stagione da freelance nella vita". Fra gli interventi previsti ci sono quelli di Sandro Baldoni (fratello di Enzo, pubblicitario e regista), Pasquale Diaferia, Gianni Lombardi e altri nomi interessanti. Il congresso, promosso dal Capitolo Freelance dell’Art Directors Club Italiano, si tiene a Milano a partire dal 3 ottobre 2007, ed è possibile registrarsi anche solo per essere informati dei futuri sviluppi. Tutte le info, il programma e il modulo per registrarsi sono nel blog di "Bolle Blu", che è anche una mailing list dedicata ai freelance.
Passiamo parola!
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Uno dei tanti casi in cui sarebbe fondamentale consultare PRIMA un transcreator.
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Per fortuna è andata benissimo :-) Anche se il nostro spettacolo è iniziato all'1.30 ed eravamo truccate dalle 20 (onore ai cosmetici utilizzati), sul posto dalle 22 e scalpitanti da una settimana almeno. Nonostante l'ora, Via Veneto era gremita di gente e gli applausi si sono fatti sentire. Non sono precipitata dagli (imprevisti!!) scalini del palco, anche se c'è mancato poco, e non sono inciampata nei cavi sparsi un po' ovunque: già questo, conoscendomi, posso considerarlo un successo :-) Parentesi: della presenza di quattro scalini da scendere ballando leggiadramente e senza guardare dove mettere i piedi abbiamo saputo meno di 24 ore prima, durante la superprova generale sul posto. Appena li ho visti ho avuto un'epifania: doppio carpiato reale e capitombolo mio per tutta Via Veneto, giù giù fino a ritrovarmi in braccio al Tritone, facendo contemporaneamente strike di tutte le persone assiepate sulla mia traiettoria.
Per evitare una catastrofe del genere, mi sono esercitata per ore sul pianerottolo di casa, bardata con cinturone tribal e pantalone turco d'ordinanza (l'elastico con sbuffo alla caviglia è di per sé una garanzia d'inciampo, e difatti poi ci ho inciampato), nel bel mezzo di una prova-trucco-di-scena con le palpebre destra e sinistra dipinte in colori diversi, fondotinta spalmato con la cazzuola, rossetto di quelli ultraresistenti che elimini solo con l'acquaragia, canticchiando il ritmo di sottofondo alla discesa (dùm sàksak, dùm sàksak...). E insomma, mentre così conciata, roba che Moira Orfei in confronto è una bellezza acqua e sapone, facevo le mie prove su e giù a "passo del deserto" sulla rampa di scale fuori la porta di casa, OVVIAMENTE si sono materializzati i vicini: per fortuna sono riuscita a spiegarmi prima che schiacciassero l'"8" del 118, ma a quel punto era chiaro che le prove casalinghe dovevano terminare e l'output sul palco sarebbe stato deciso solo dal destino. Sono quindi tornata in casa, a struccarmi con la smerigliatrice, e mi sono dedicata a esercizi Zen per la concentrazione, solo che il mantra anziché "Ohmmm" mi usciva "Ohhhmmadonna...", "Ohhmacchimmelaffattofà..." Vabbè, comunque alla fine è andata.
Mai mi sarei immaginata che un giorno avrei calcato un palcoscenico, ma ora mi sa che ci sto prendendo gusto! E' stata un'emozione bellissima, anche perché a differenza del saggio il pubblico non era composto (solo) di amici e parenti pronti a sdilinquirsi per affetto! E poi ormai anche all'interno del nostro gruppo si è creata una bella energia e un grande affiatamento, e pure le ore di attesa si sono trasformate in un divertimento sfrenato.
Ecco un paio di foto del "backstage", subito prima dell'esibizione. Quelle dei due balletti le aspetto a stretto giro da amici che erano nel pubblico: se varrà la pena posterò anche quelle. (Click per ingrandire)

UPDATE: Ecco un montaggio di alcuni frame delle nostre due esibizioni:
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Di fretta e furia come al solito, solo per comunicare agli eventualmente interessati che domani sera, durante la Notte Bianca di Roma, danzerò con il mio gruppo e la mia scuola di danza orientale sul palco allestito in Via Veneto. L'avevo presa come fosse uno spensierato divertissement, invece ieri la nostra insegnante ci ha comunicato che si tratta di un palco fra i più importanti, platea con 500 posti, autorità e tutto il cucuzzaro.
Mi è venuto giusto un accenno di tremarella. Del 9° Mercalli, all'incirca.
Se vi trovate a passare, le coordinate sono:
h 0.30 Porta Pinciana, "Via Veneto Ieri, oggi e domani", danza orientale e tribale con percussioni dal vivo
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Dopo tre anni, mi sento di dire che tu sei uno di quei pochi uomini capaci, andandosene, di lasciare un pieno e non un vuoto. Come si può infatti chiamare "vuoto" ciò che di te è rimasto dentro ciascuno di noi, ciò che avevi fatto a tempo a seminare nelle vite di centinaia, forse anche migliaia di persone? Sei più vivo tu, ancora oggi, nelle vite di ciascuno di noi di tanti altri che, pur respirando ancora, lentamente muoiono (per dirla con Neruda). E con Neruda chiudo: " Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare." Grazie per avermi insegnato a non morire lentamente.
Fiordi___ 2006 2005 2004
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